giovedì 9 ottobre 2014

Trekking in Val di Susa Parte Prima

Una nuova esperienza entra nella mia vita, nulla di particolarmente difficile, ma sicuramente qualcosa che non avrei mai pensato di apprezzare “ La Montagna”
Sono donna  del sud e “femmen e mar “ ma con l’età qualcosa in me è cambiato e sto imparando ad apprezzare anche altro.
Il mio amico Nicola è un esperto di ferrate e trekking e quindi quale miglior occasione per avere il battesimo del fuoco. Gli lasciamo, chiaramente ,decidere l’itinerario che ricade su una zona del territorio della Val di Susa e precisamente nel cuore del Parco Naturale Orsiera  Rocciavè .Partiamo molto presto, attrezzati di tutto punto pantaloni comodi, me li hanno prestati,da evitare assolutamente jeans troppo rigidi e limitanti per i movimenti delle gambe, magliette a strati per essere sicuri di potersi adattare ai repentini cambi di temperatura della montagna, Kway di ordinanza, scarponcini  trekking gentilmente regalatemi dai mie amici.
Zainetto con gli approvvigionamenti,la regola delle escursioni in montagna suggerisce di non farsi mancare mai acqua ed un tot di cibo energetico in quanto la possibilità di perdere l'orientamento in un bosco è cosa facile e non va assolutamente sottovalutata 
Per il pranzo decidiamo di fermarci al primo rifugio per assaggiare la tipica polenta della zona. Altra regola da rispettare in assoluto e quella di fare estrema attenzione alle indicazioni segnaletiche lasciati sugli alberi. Noi seguiremo un percorso del Cai Piemonte. 
In pochi minuti mi hanno insegnato come e dove guardare per seguire i segnali. Partiamo ed imbocchiamo la  Torino Bardonecchia e seguiendo le indicazione per il paese di San Gorio dove ci prefiggiamo di fermarci al ritorno per l’acquisto di qualche prodotto del territorio. Dal paese iniziamo  a salire fino alla località  Cortavetto  a quota 1259 da dove  parte il sentiero  Cai  Il primo kilometro a piedi lo percorriamo per parcheggiare la macchina, chiaramente lontanissima dal punto di accesso al sentiero , ma del  resto siamo in Agosto e come per le nostre spiagge nelle loro montagne c’è il pienone.
ci organizziamo un attimo all'ingresso del sentiero zaini in spalla e via ...

Panorami bellissimi ci circondano manca l'aria tanto è bello 

Laghetto delle rane

Si parte prima tappa a soli 10 minuti di cammino
"Laghi Paradiso delle Rane" sono emozionata è la prima volta che vivo questa esperienza e già mi piace tanto. Il percorso è abbastanza semplice qualche salita alcune discese un rivolo da attraversare mi sento come nei film di avventura ma…….il sogno avventuroso si infrange sulla materializzazione di  gruppi familiari con bambini al seguito.


I  bambini  attrezzati di tutto punto forniti di scarponcini  da trekking  corrono avanti ed indietro  e danno un notevole fastidio. Come non mi stanco mai di dire il problema non sono i bambini ma i genitori che pur di fare i fatti loro se ne fregano altamente dei figli lasciandoli scorazzare urlanti scostumati loro scostumati i figli. Ma andiamo avanti il laghetto delle rane molto caratteristico è contornato da una magnifica vegetazione









Ma non è ancora tempo per fermarci la baita pare anche disabitata. La mia amica vorrebbe andare in bagno ma praticamente ,a parte i bambini urlanti,il nulla.Proseguiamo ed il percorso inizia a farsi più faticoso, il sentiero si inerpica tra gli alberi di alto fusto sui quali ad intervalli regolari un il segnale rosso indica il percorso da seguire. Le salite si sentono nelle gambe, sono abbastanza allenata facendo una regolare attività, ma la strada è tosta. il regalo però  è un paesaggio a dir poco spettacolare. Sotto di noi la Val di Susa ed in lontananza la ferrovia che l’attraversa ,un treno che corre e…….”la domanda mi sorge spontanea “ rifacendomi ad una frase che ripeteva spesso Antonio Lubrano”  ma se già esiste una ferrovia ed una alta velocità  perché vogliono forare la montagna devastando quello che uno dei territori più belli d’Italia ? Ma è una domanda inutile, la questione è il business come sempre e per sempre ed allora ........sia NO TAV.
Stiamo attraversando un bosco di faggi e castagni c’è un’ odore  intenso, tra i rami raggi di sole ci scaldano ,l’umidità del sottobosco è intensa, saliamo costeggiando un ruscello dalle acque trasparenti.

Dopo circa 45 minuti di cammino” la guida ne prevedeva 30 “ arriviamo al rifugio " Amprimo " quota 1385 metri praticamente abbiamo percorso solo 200 metri ma tutti in salita e su sentieri sterrati.
Sono felice mi piace assai, il rifugio è localizzato in un tratto pianeggiante su di un vastissimo prato attraversato da un ruscello molto, molto bello ma………. 



Situazione praticamente identica a quella una spiaggia dei Campi Flegrei  il 15 Agosto. Decine e decine di famiglie sistemate su asciugamani a prendere il sole ed ad organizzare picnic,nonni sulle sedie a sdraio, bambini con pallone di ordinanza e partitella con i papà.Il rifugio ha i tavoli già apparecchiati e il popolo dei vacanzieri già seduti pronti a mangiare la polenta. Non è ancora mezzogiorno  ed il pensiero di trascorrere un paio d’ore in quel caos assoluto e mangiare nello stesso caos mi fa immalinconire. Speravo nella pace nel silenzio della montagna con i suoni ed i colori della natura; al momento il suono e quello delle urla dei bambini ed i colori quelli di improponibili fuseaux di signore attempatelle. Guardo speranzosa i mie amici …a 1700 metri c’è un altro rifugio sicuramente faticoso da raggiungere ma chiaramente  poco appetibile alle famiglie, mi piacerebbe arrivarci. Loro sono un po’ stanchi. Lei  non è molto allenata e lui  viene fuori da problemi seri di deambulazione che ha fortunatamente parzialmente risolto con cure sperimentali e grande volontà ma non posso obbligarli a continuare aspettoc on ansia una loro decisione.
Ci fermiamo comunque per una pausa seduti sui ciottoli del torrente mangiando la torta portata da casa, senza burro e con pochissimo zucchero quindi rigenerante e non grassa"perfetta"per rimetterci in forze e continuare....... 

1 commento:

Anonimo ha detto...

Bella esperienza!